giovedì, 17 maggio 2012
un cosa che...
Una cosa che mi rifiuto di fare quotidianamente è quella di entrare nella stanza di mio figlio.
Ogni volta che lo facevo ne uscivo alterata, lasciandomi dietro le spalle la solita scia di disordine e mi rovinava la giornata.
La sera ripiegavo ordinatamente i suoi abiti, la mattina trovavo il tutto accumulato su una sedia sino a creare veri e propri covoni.
Quando gli ho fatto notare che era troppo disordinato mi ha sorriso dicendomi
“ Se fossi veramente disordinato non troverei le cose, ma dato che le trovo sempre, vuol dire che non lo sono. Non tutti gli ordini devono sottostare al rigore militare, alcuni sono ordini di fantasia”.
Il suo ordine di fantasia mi viene spesso incontro.
Per prima cosa devo fare attenzione a non inciampare nelle ciabatte, una vicina alla porta e una più indietro, come se le avesse tolte una dopo l’altra uscendo. Per terra trovo un libro che stava leggendo la sera prima e sotto al letto i pantaloni del pigiama, sul comodino la tazzina del caffè, i cd fanno da cornice sul mobile accanto la finestra. La cucina dopo che è passato lui pare un campo di battaglia: i resti della colazione ingombrano il tavolo, le briciole sulla tovaglia, il vaso della marmellata con il coperchio chiuso male, la tazza che continua a regnare fra le fette biscottate sparse sulla tovaglia.
Lui esce di casa ogni mattina dopo di me e nell’ora di pausa quando rientro per il pranzo spesso rimango sospesa dietro la porta con le chiavi in mano, senza trovare il coraggio di entrare, so bene cosa mi aspetta…pulire, pulire e ancora pulire.
Non sono serviti i rimproveri, le punizioni, nulla di nulla, è nato disordinato e mai cambierà.
Ho così deciso che almeno la sua stanza la riordina da solo e io entro ad occhi chiusi solo al sabato per le pulizie a fondo.
Ho detto ad occhi chiusi perché devo abituarmi gradatamente al caos che mi aspetta…così aprendo gli occhi lentamente mi abituo allo smacco ^__+
Una mia amica, a cui avevo confidato il mio avvilimento, mi ha consolata dicendomi
“Meglio disordinati fuori che dentro, tuo figlio è un bravo ragazzo, equilibrato e sa quello che vuole”
“sì certo….però…..!!!!!”
Intanto chi deve riordinare sono io ^__+
07:34 Scritto da: paroleeffimere | Link permanente | Commenti (3) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
lunedì, 14 maggio 2012
fu impegnato...
Fu impegnato parecchi giorni per montare rudimentali box di rete nella zona vicino al garage.
Una volta ultimati, aveva ripreso il suo solito vagabondare. Rientrava spesso la sera portando con sé sempre qualche nuovo cane legato ai suoi spaghi.
I primi furono due bastardini tipo caccia, li sistemò nel retro del giardino
In breve tempo la situazione era degenerata: gli animali sporcavano dappertutto, abbaiavano, si sbranavano tra di loro per contendersi il cibo: Lo zio di mio padre infatti non li nutriva con regolarità, ma soltanto quando si ricordava o se ne aveva voglia e non permetteva neppure agli altri di pensarci. Una volta che trovò mio figlio dietro la rete intento ad allungare qualche avanzo a quei poveri animali gli si avventò contro cacciandolo a malo modo con la furia di un folle.
Se i cani litigavano si scagliava contro di loro, percuotendoli alla cieca con un bastone finché smettevano, poi si allontanava esausto.
Quando invece erano quieti e sazi passava ore ad accarezzarli, parlando loro con un tono calmo e pacato.
“Voi sì che avete un cuore davvero sincero” lo sentì farfugliare mio figlio, e i cani sfioravano la mano del loro padrone con piccoli tocchi della lingua, sbattendo la coda.
“ E’ pazzo!!” esplose mio figlio con rabbia un giorno al ritorno da una delle sue tante “spedizioni” di salvataggio. Così le chiamava quando si recava a rifocillare quelle povere bestie.
Un giorno lo vide disteso in mezzo ai box, sembrava morto. I cani invece di morderlo e sbranarlo lo vegliavano in silenzio, battendo a turno la coda come a comunicarsi qualcosa.
Era commovente ammirare come offrivano il loro cuore al padrone
Spaventato mio figlio corse a casa e subito chiamò qualcuno in soccorso.
Il vecchio zio fu ricoverato in ospedale per diversi mesi e i cani furono affidati al canile comunale.
Le condizioni in cui furono trovati erano a dir poco delle peggiori.
Avevano bisogno di cure e sicuramente un luogo più idoneo a loro.
Un cane può trovare, perfino nel più inutile di noi, qualcosa in cui credere.
E.V.Lucas
07:23 Scritto da: paroleeffimere | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
sabato, 12 maggio 2012
sarà che..
Sarà che ho tante cose per la testa, troppe a cui devo pensare e provvedere?
Non saprei!
Sta di fatto che ultimamente mi accorgo che la memoria mi abbandona e mi gioca brutti scherzi.
Corro ad aprire il frigo e nell’attimo stesso in cui introduco una mano per afferrare il motivo di tale gesto resto sospesa “cos’ero venuta a prendere?”
Richiudo il frigo con una stizza tremenda.
In questi ultimi anni mi accorgo sempre più spesso come nella mia mente siano nitidi i ricordi legati all’infanzia a tal punto di ricordare attimi precisi, dialoghi scambiati, foto scattate, delusioni, pianti sorrisi. Li ripercorro come se li stessi vivendo in questo momento. Mentre è sempre più fugace il passato appena trascorso. Se mi viene chiesto cosa ho mangiato ieri per pranzo devo ricorrere ad una sorta di meditazione per poterlo ricordare. Per non parlare di quei momenti, che sono i più tremendi, in cui faccio figuracce pazzesche. Telefono ad una amica con l’intento di chiederle una cosa, fra i saluti, i vari “come stai, bla bla” alla fine le dico “dunque ti ho chiamato per dirti che…” ehm..l’ho dimenticato.
Ho l’impressione che il funzionamento della memoria somigli un po’ a quello del congelatore.
Hai presente quando tiri fuori un cibo lasciato tanto a lungo là dentro?
All’inizio è rigido come una mattonella, non ha odore, non ha sapore è coperto da una patina bianca; appena lo metti sul fuoco, però piano piano riprende la sua forma il suo colore, il suo sapore.
Forse è così anche per i ricordi legati al passato, sonnecchiano per tanto tempo, stanno lì in un angolo del nostro cuore, per decenni, per una vita, poi un bel giorno tornano in superficie, il dolore, la gioia, la rabbia, le emozioni che li avevano accompagnati sono di nuovo presenti, intensi e pungenti come lo erano quel giorno di tanti anni fa. Mentre per le cose che dovrei ricordare nell’immediatezza è una tragedia e devo trovare un rimedio..
Mi viene da pensare che forse la memoria è selettiva, serba spazio per i momenti importanti che segnano la vita facendo scivolare via le cose odierne di poco conto…
Intanto mi devo ancora ricordare cosa dovevo prendere dal frigo…ufffffffffff
08:13 Scritto da: paroleeffimere | Link permanente | Commenti (7) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
giovedì, 10 maggio 2012
l'idea...
L’idea dello spegnersi del sole ha ossessionato la mia infanzia. L’assenza di luce mi ha sempre spaventata e ancora oggi non ho vinto questa paura ma ho imparato a conviverci.
Ricordo da bambina che per abituarmi all’oscurità facevo delle prove di giorno: mi aggiravo per la casa a occhi chiusi, palpando le cose, sfiorandole per convincermi che, anche nel buio, continuassero a esistere. Ma il buio che mi ero imposta era solo un mio buio, un buio che potevo interrompere in qualsiasi momento.
Nella lunga oscurità delle mie notti avevo cominciato a vedere degli scheletri. Danzavano allegri intorno alla stanza usando le tende come un palcoscenico. Apparivano, scomparivano, ridevano, facendo cigolare le mandibole e mi chiamavano.
Per mettere a tacere la mia ansia, la mia paura mia madre acconsentì di lasciare una luce accesa nel corridoio, che puntualmente veniva spenta quando finalmente il sonno si impadroniva di me.
“Ora sei grande la luce è bene non lasciarla accesa” borbottò una sera mio padre quando oramai ero adolescente.
Da allora cominciai a conoscere ogni minuto della notte, e ogni minuto aveva un suono, ogni istante aveva una forma di spavento diverso. C’era la primissima notte, quella in cui i bambini erano già a letto ma gli adulti no. Si sentiva la televisione o la radio o le liti dei vicini che provenivano dalle finestre spalancate. Passavano ancora molte auto sulla strada provinciale e sul rombo dei motori si inseriva il suono delle campane della chiesa vicina.
Questa era la notte ancora possibile.
Ma poi c’era un confine invisibile. Come gli attori di una commedia, uno dopo l’altro, i vicini di casa scomparivano nelle loro stanze, in strada non giravano più macchine e la televisione veniva spenta e l’unico rumore che udivo era quello che proveniva da dentro di me fatto di silenzio, di buio, di paura di affrontare la notte.
Avevo quasi vent’anni quando rimasi casa sola per un fine settimana. Non era mai accaduto prima e la cosa mi eccitava perché avrei avuto la casa vuota tutta per me. Ma al calar della sera un senso di inquietudine m’invase.
“Sei grandina ora Ale” mi ripetevo per convincermi che oramai avevo fatto pace col buio.
Ma non servì molto, ricordo che al tramonto cominciai a pulire tutta casa, passando di stanza in stanza. Dovevo stancarmi, sfinirmi così Morfeo sarebbe venuta a prendermi di tutta fretta e non avrei dovuto fare i conti con il mio tormento. Invece quella notte si dimenticò di me.
Casa mia pareva un albero di Natale tante erano le luci accese, quelle del giardino comprese. Dove passavo illuminavo.
Dovevo muovermi, colmare quelle ore impegnandomi in qualcosa per non ascoltare la paura che regnava dentro e fuori di me. La televisione accesa faceva un gran baccano ma non ricordo una sola parola, un solo programma mandato in onda quella notte…mi faceva solamente compagnia.
Alle prime luci dell’alba sono crollata sul letto esausta più che mai…gli scheletri, i fantasmi, i rumori molesti che animavano la mia mente erano svaniti lasciando spazio a un senso di beatitudine e serenità che hanno accompagnato un sonno che non è tardato ad arrivare.
Oggi ho mitigato questo senso di timore.
Nonostante tutto quando mi trovo a casa sola e vado a coricarmi ho sempre le orecchie aperte e sobbalzo nel letto per ogni piccolo rumore.
Una cosa che evito di fare e girare in auto in piena notte.
La mia paura costante è quella di rimanere in panne in una strada senza illuminazione…e questo è un incubo che cerco di evitare.
06:06 Scritto da: paroleeffimere | Link permanente | Commenti (9) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook
martedì, 08 maggio 2012
questa mattina..
Questa mattina sono in ufficio ma non ho tanta voglia di lavorare..anzi per nulla.
Ci sono giornate un po’ così..nascono storte.
A volte per colpa di un sogno (a dire il vero un incubo) che ti è rimasto addosso e lo trascini per tutta la giornata.
Ieri sera ,uscita dall’ufficio, mi sono recata al supermercato a comprare alcune cose.
Quando finalmente sono riuscita a pagare, dopo aver fatto una fila lunghissima alla cassa, mi sono diretta verso il parcheggio.
Ero intenta a mettere la spesa sul sedile della mia auto quando un signore mi ha raggiunta, ritrovandomelo alle spalle.
Mi sono spaventata, non me l’aspettavo.
“Scusi potrebbe aprire il baule della sua auto?” mi ha chiesto
“Vorrei vedere la capienza in quanto sono interessato a comprarne una simile!”
“^____________+” in un lasso di trenta secondi mi sono vista rapinata, violentata, rapita, picchiata e tutte le cose peggiori che sento ogni giorno al TG.
Sono rimasta allibita, senza parole. Un po’ per l’aspetto trasandato della persona (ma questo non vuole dire nulla), un po’ per la richiesta non molto frequente, anzi direi singolare.
“Mi dispiace vado di fretta” è stata la risposta dettata dall'istinto.
Mentre il tipo insisteva sono salita velocemente in auto chiudendomi dentro e sono partita.
Il signore è rimasto impalato in mezzo al parcheggio e dallo specchietto retrovisore lo vedevo che seguiva la mia direzione con lo sguardo.
Tornando a casa ho ripensato alla vicenda e mi sono un po’ pentita.
Forse (anzi togliamo il forse và) ho fatto la parte della cafona.
Sicuramente lui era armato di buona fede facendo una semplice richiesta senza alcuna brutta intenzione.
Il fatto è che se ne sentono di tutti i colori ogni volta che accendi la tv e in qualche modo si viene condizionati.
Un tempo non era così..ricordo la serenità con cui ci si rivolgeva agli sconosciuti e la cordialità era all’ordine del giorno..
Oggi si vive con la diffidenza in tasca, vedi il pericolo anche dove non c’è e tutto questo porta ad assumere atteggiamenti che non sempre sono in sintonia alla propria personalità..
PS sarà per questo che stanotte ho avuto un incubo?. mi sono sentita un po’ in colpa!
08:06 Scritto da: paroleeffimere | Link permanente | Commenti (6) | Trackback (0) | Segnala | OKNOtizie |
Facebook







